Quattro passi nel progresso
Cinema Teatro Chiasso, 5-26 febbraio 2025
Quando si parla di progresso a volte si dimentica che proprio il cinema è uno dei suoi simboli.
Prima di diventare quella grande forza propulsiva di sviluppo sociale e culturale che conosciamo, è stato il risultato della ricerca scientifica e tecnologica, il frutto degli esperimenti di scienziati che hanno perfezionato strumenti ottici e macchine fotografiche per studiare il movimento umano e animale, fino ad arrivare al cinémathographe, la prima macchina da presa usata dai fratelli Lumière nel 1895.
Da lì non si è più fermato, e che lo si viva nella condivisione di una sala cinematografica o nella solitudine dello schermo di un cellulare, il cinema, con i suoi derivati e i suoi mirabolanti progressi tecnologici, continua ad accompagnare le nostre vite.
Volendo rappresentare l’idea di progresso, però, ci si rende conto di quanto vasto e magmatico sia questo argomento e di come “progresso” sia un termine dai molti significati, con una storia stratificata e solo apparentemente neutrale. E se comunemente gli si attribuisce una valenza positiva che richiama sviluppo, emancipazione, miglioramento delle condizioni di vita, lo stesso termine può essere rovesciato nel suo opposto, nel motore di una crescita infinita non più sostenibile e ormai fuori controllo.
I quattro film che vi proponiamo sono quindi una scelta parziale fra i tanti ambiti possibili:
vi troviamo la storia del geniale e spregiudicato inventore dell’impero McDonald’s; una gustosa commedia sulla
lotta delle operaie inglesi di una fabbrica della Ford; uno strano investigatore sulle tracce del Made in Italy nel “distretto del casalingo” della vicina Omegna e un affascinante viaggio nelle nostre Alpi alla ricerca di un modo nuovo di concepire la montagna: una nuova visione che sia all’altezza delle immense sfide che il progresso ci mette di fronte.
Cineclub del Mendrisiotto
Mercoledì 5 febbraio ore 20.45
THE FOUNDER
regia: John Lee Hancock
con: Michael Keaton, Nick Offerman, John Carroll Lynch, Laura Dern, Linda Cardellini
USA – 2016, colore, versione italiana, 115’
Anni 50. Ray Kroc, venditore di frullatori dallo scarso successo, si imbatte nei fratelli Mac e Dick McDonald, che hanno avviato una redditizia vendita di hamburger a San Bernardino, nel Sud della California. Kroc comprende subito che si tratta di un metodo innovativo di preparazione, cottura e vendita al minuto di un alimento molto richiesto, considerata la quantità di clienti che si affollano davanti al chiosco. Si dà così subito da fare per avviare un franchising. Ma non si ferma lì.
Ci sono film che valgono più di decine di saggi per spiegare come ‘funziona’ una società che consente di depredare ‘legalmente’ delle persone permettendo a chi compie l’operazione di arricchirsi a dismisura grazie all’intuito e al fiuto per gli affari di cui è dotata. Documentari e film, spesso negativi, sull’impero dell’hamburger cotto e mangiato ne sono stati prodotti diversi, nessuno aveva però ancora delineato con l’acutezza di sguardo di John Lee Hancock (un regista esperto in biopic) il percorso seguito dal suo fondatore. (Giancarlo Zappoli, Mymovies)
Mercoledì 12 febbraio ore 20.45
MOKA NOIR – A OMEGNA NON SI BEVE PIÙ CAFFÈ
regia: Erik Bernasconi
scritto da Matteo Severgnini e Erik Bernasconi
Svizzera – 2019, bianco e nero, v.o. italiano, 93’
Attorno alla cittadina piemontese di Omegna, nacque nel Novecento un polo industriale anomalo, che costituì quello che si chiamava “distretto del casalingo”. Le grandi imprese “sorelle” Bialetti, Alessi, Lagostina, Girmi, Piazza, Calderoni, attraverso, da un lato, le innovazioni tecniche, dall’altro, i nuovi canali pubblicitari, sfruttarono il boom economico del secondo dopoguerra facendosi conoscere in tutto il mondo. Nacque così il marchio “Made in Italy”. Con la crisi del 1979, i passaggi generazionali, le delocalizzazioni e le lotte operaie, gli anni d’oro si conclusero drasticamente lasciando immensi vuoti negli stabilimenti e nei cuori della popolazione locale.
Le tante storie raccolte a Omegna ci hanno portato a pensare al territorio come a un corpo, un tempo in piena salute, che era stato ucciso. A partire da questa metafora è stato quasi naturale costruire il film come un’inchiesta di polizia in stile giallo-noir. (Matteo Severgnini)
Mercoledì 19 febbraio ore 20.45
WE WANT SEX (Made in Dagenham)
regia: Nigel Cole
con: Sally Hawkins, Bob Hoskins, Miranda Richardson, Rosamund Pike, Richard Schiff, Geraldine James…
Regno Unito – 2010, colore, versione italiana, 113’
Il film racconta lo sciopero del 1968 di 187 operaie alle macchine da cucire della Ford di Dagenham. Costrette a lavorare in condizioni precarie per molte ore e a discapito delle loro vite familiari, le donne, guidate da Rita O’Grady, protestarono contro la discriminazione sessuale e per la parità di retribuzione. Con ironia, determinazione e coraggio, le operaie riusciranno a farsi ascoltare dai sindacati, dalla comunità locale ed infine, grazie al sostegno della deputata Barbara Castle, anche dal Governo di Sua Maestà, per porre le basi della “Legge sulla Parità di Retribuzione”.
Come raccontare lotte operaie e per i diritti all’eguaglianza in chiave di commedia a orchestrazione perfetta, sensibilità, umorismo, commozione, risata e paradosso mescolati senza sbagliare un singolo “ingrediente”, un cast magnifico e un ritmo trascinante. (Cristina Piccino)
Mercoledì 20 febbraio ore 20.45
BERGFAHRT – LA DANZA DELLE CIME
regia: Dominique Margot
Svizzera – 2024, colore, v.o. tedesco, francese, italiano, sottotitoli in italiano, 97’
Le nostre Alpi riflettono i cambiamenti della nostra civiltà. I ghiacciai si stanno sciogliendo, le vette si stanno sgretolando. Dopo anni di turismo di massa e sfruttamento, stiamo assistendo a un cambio di paradigma per quanto riguarda queste montagne. Ciò può essere spiegato tanto dalle esigenze ecologiche ed economiche quanto dall’aspirazione a preservare una natura intatta e selvaggia e una società più armoniosa.
Nel suo nuovo documentario, la regista svizzera Dominique Margot ritrae diversi scienziati, artisti e alpinisti che si avvicinano alla montagna in un modo nuovo. Sono accomunati dalla convinzione che occorra un approccio diverso, in questo periodo critico in cui dobbiamo ridefinire i valori che abbiamo appreso per ricercare attivamente un cambiamento. Con queste storie, le Alpi diventano un terreno creativo stimolante. “La Danza delle Cime” invita il pubblico in un viaggio affascinante alla scoperta di questi mitici giganti dal grande potere di attrazione. (cineworx)