Musica e cinema

Grandi protagonisti, musica immortale
23.02 – 01.04 / 2026
Negli ultimi anni sono stati realizzati diversi documentari su artisti leggendari della storia della musica del 20° secolo. Questo ci permette di riproporre per la quarta volta la rassegna Musica e cinema con due belle manciate di film recenti, combinati con altri già datati, ma di ottimo livello. Per la prima volta la rassegna vede la partecipazione di tutti i Circoli del cinema del Ticino, a testimonianza del grande interesse che questa rassegna ha suscitato negli scorsi anni. L’edizione 2026 si collega direttamente all’ultima, privilegiando film-concerto e documentari dedicati a gruppi o musicisti rock, fatta eccezione per due film proposti a Locarno, vale a dire il documentario Charles Lloyd: Arrows into Infinity sull’eccezionale sassofonista Jazz americano, classe 1938, tuttora in attività, e Knowledge is the beginning, sulla West-Eastern Divan Orchestra, fondata da Daniel Barenboim, insieme al compianto scrittore palestinese Edward Said, con l’obiettivo di riunire giovani musicisti israeliani, palestinesi e provenienti da altri paesi mediorientali per un concerto a Ramallah. Abbiamo deciso di evitare i biopic, che invadono già il circuito cinematografico commerciale da parecchi anni e che sovente risultano agiografici. Oltre ai due artisti citati, quest’anno avremo la fortuna di ammirare musicisti e gruppi di grandissima rilevanza, entrati di diritto nell’Olimpo del rock quali John Lennon, Leonard Cohen, Neil Young, i Led Zeppelin, David Bowie, Patti Smith, i Talking Heads, senza dimenticare Nick Cave e “Sixto” Rodriguez. A loro modo tutti hanno contribuito, soprattutto negli anni ’60 e ’70, a dare alla musica cosiddetta popolare uno spessore che in anni più recenti si fatica a ritrovare. Anche stavolta non è sempre stato facile trovare film distribuiti in Svizzera e la ricerca per i diritti internazionali è stata spesso lunga e difficoltosa o è rimasta senza risposta. Ciò non ha impedito di proporre agli amanti della buona musica la bellezza di undici film appassionanti!
Abbiamo confermato la medesima struttura della locandina dell’ultima rassegna di Musica e cinema, con una breve introduzione e l’inserimento per ogni film di testi che permettano a tutti gli spettatori di avere informazioni sintetiche sui protagonisti di questa edizione.
Giancarlo De Bernardi, Circolo del Cinema di Locarno
Mercoledì 11 marzo, ore 20.30
STOP MAKING SENSE – Stati Uniti 1984
Regia: Jonathan Demme; sceneggiatura: Talking Heads, Jonathan Demme; fotografia: Jordan Cronenweth; montaggio: Lisa Day; musica: Talking Heads; interpreti: Talking Heads; produttore: Gary Goetzman.
Colore, v.o. inglese; 88’
Miglior film al Gent Film Festival e miglior documentario alla National Society of Film Critics 1985
I Talking Heads sono al culmine della loro creatività, grazie soprattutto ai tre album Fear of music, Remain in light e Speaking in tongues, e l’ottimo Stop Making Sense (1984), ora in versione 4K, è considerato da molti una pietra miliare, un punto di riferimento “close to perfection” senza tempo e il miglior film-concerto di sempre, grazie all’energia ipnotica della band, soprattutto del cantante David Byrne, alla regia innovativa di Jonathan Demme, ai costumi iconici e alla capacità di creare un’immersione totale, quasi da concerto live, grazie a un’estetica minimalista ma geniale che non invecchia, ma anzi, sbalordisce e ispira ancora oggi. Il film è una gioia per occhi e orecchie, un’esperienza elettrizzante, seducente, che invoglia a ballare. Demme ha rivoluzionato il genere con poche inquadrature lunghe, senza fronzoli da videoclip, con un approccio che ancora oggi appare fresco e che crea un legame empatico con lo spettatore. L’inizio spoglio che si popola gradualmente, i cartelli pop up (“Any Questions?”) e i costumi funzionali (come il “Big Suit”) costruiscono un’epopea sull’arte e sulla musica, riflettendo il titolo stesso del film. Il resto lo fa l’energia di David Byrne, la sua danza robotica e la “lamp dance” con l’abat-jour (citazioni di Fred Astaire), ma proiettate in una dimensione artistica unica, insieme a musicisti di valore.
Martedì 17 marzo, ore 20.30
HALLELUJAH: LEONARD COHEN, A JOURNEY, A SONG – Stati Uniti 2021
Regia, soggetto e sceneggiatura: Daniel Geller, Dayna Goldfine; fotografia: Daniel Geller; musica: Leonard Cohen, John Lissauer; interpreti: Leonard Cohen, John Cale, Jeff Buckley, Steve Berkowitz; produttori: Daniel Geller, Dayna Goldfine.
Colore e bianco e nero; v.o. inglese; st. francese; 118’
Nel percorso artistico di Leonard Cohen, un suo brano è diventato un manifesto, Hallelujah, anche titolo del film della coppia Daniel Geller, Dayna Goldfine, presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Il documentario cerca di ricostruire la nascita e di afferrare la straordinaria diffusione di questo iconico brano che inevitabilmente abbraccia l’intera carriera del cantante di origini ebree, un’origine importante da sottolineare per capirne la portata spirituale e di fede. Una genesi musicale complessa, piena di ostacoli, dall’insicurezza giovanile allo scontro con produttori poco lungimiranti, ma anche di amici fidati e persone entusiaste. La struttura del documentario è classica, con inserti di materiale d’archivio raccolto durante i concerti e le dichiarazioni rilasciate in quarant’anni di attività, ma anche arricchito dalle interviste a figure legate professionalmente a Cohen, quali John Cale, John Lissauer, Sharon Robinson, Rufus Wainwright e Hal Willner. Materiale strutturato per farne emergere lo spessore umano, legato a doppio filo agli albori della sua storia, ai tempi universitari, dove già emergeva l’anima di un poeta ispirato e dotato di grande talento nel comporre versi. La produzione di Hallelujah è durata ben sette anni, un lavoro a cui Leonard Cohen ha dato la sua benedizione poco prima del suo ottantesimo compleanno nel 2015. Il film mostra una vasta gamma di materiali inediti, tra cui taccuini personali, diari e fotografie, filmati di performance, registrazioni audio e interviste estremamente rare. Il tempo della narrazione è cronologico, parte dagli esordi per arrivare al suo congedo, consegnato alla leggenda da un album oscuro e premonitore, You Want It Darker, uscito a pochi giorni dalla morte.
Mercoledì 25 marzo, ore 20.30
BECOMING LED ZEPPELIN – Regno Unito, Stati Uniti 2025
Regia: Bernard MacMahon; sceneggiatura: Bernard MacMahon e Allison McGourty; fotografia: Vern Moen; montaggio: Dan Gitlin; interpreti: Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones, John Bonham; musica: Led Zeppelin; produzione: Big Beach, Paradise Pictures.
Colore e bianco e nero, v.o. inglese; st. italiano; 121’
Miglior documentario musicale ai Critics’ Choice Documentary Awards 2025
Il documentario Becoming Led Zeppelin di Bernard MacMahon è un’opera imperdibile e appassionante per i fan della leggendaria band inglese, nata da una costola degli Yardbirds, ricca di materiale inedito e performance live, che catturano l’energia viscerale e la potenza della band agli esordi (1968-69). Il documentario si concentra solo sui primi due album, fino al 1970, lasciando in chi guarda il desiderio di un seguito (come una serie in stile Beatles Anthology), ma è meritevole la scelta del regista (evidentemente loro fan), di mostrare le performance integrali e l’approccio, che privilegia la sostanza musicale e i fatti rispetto alla retorica. Si ha quindi modo di rivivere la potenza e il devastante impatto degli Zeppelin dal vivo. Di capitale importanza le interviste ai tre sopravvissuti (Page, Plant, Jones) e i filmati d’archivio di Bonham (intervista audio) che offrono uno sguardo intimo sulla band. Ciò permette anche di scoprire l’origine di diversi brani, tra i quali spiccano naturalmente Dazed and confused e la geniale trasformazione di Whole lotta love, brano blues di Willie Dixon. In sintesi un documentario “splendido” e “imperdibile”, una “toccata e fuga” emozionante e ricca di sostanza, un riuscito mix di film-concerto e documentario capace di far (ri)scoprire il mondo dei Led Zeppelin attraverso i loro primi, gloriosi anni. In molti vorrebbero vedere un “sequel” a questo documentario, ma per ora accontentiamoci degli albori della band.
Mercoledì 1 aprile, ore 20.30
MOONAGE DAYDREAM – Stati Uniti, Germania 2022
Regia, soggetto, sceneggiatura e montaggio: Brett Morgen; musica: David Bowie; produttore: Brett Morgen.
Colore, v.o. inglese; st italiano; 135’
15 riconoscimenti critici tra i quali il Bafta e 3 premi al Motion Picture Sound Editors USA 2022
Sono passati dieci anni dalla scomparsa di David Bowie. Era doveroso omaggiarlo e la scelta non poteva che cadere sull’unico documentario autorizzato dagli eredi di Bowie, Moonage Daydream di Brett Morgen (già autore di un documentario su Kurt Cobain). È un “bombardamento audiovisivo”, un caleidoscopio di immagini, suoni, colori e visioni, che trascina lo spettatore nel mondo del camaleontico Bowie. Non è una biografia, ma un’esperienza immersiva e lisergica, un’odissea psichedelica e una riflessione filosofica, che sfrutta archivi inediti per esplorare la mente dell’artista attraverso la sua musica, le sue parole e interviste (presenti come voce narrante). Un film che merita grandi elogi per il suo potente impatto visivo ed emotivo, in cui musica ed esibizioni live rimangono centrali, un corpo sonoro che domina e dà forma al racconto, per scelta frammentato ed a tratti oscuro. Il risultato è un’opera maestosa, totalizzante, necessaria per i fan del Duca bianco. Insomma, Moonage Daydream è un’immersione profonda e quasi mistica, un’esperienza da vivere più che da raccontare