Viaggio a Tokyo (Tokyo monogatari, Tokyo Story)
Data / Ora
28.01/2026
20:30
Luogo
Cinema Multisala Teatro
VIAGGIO A TOKYO (TOKYO MONOGATARI, TOKYO STORY) 1953
Sceneggiatura: Yasujiro Ozu e Kogo Noda; fotografia: Yuharu Atsuta. Interpreti: Chishu Ryu, Chieko Higashiyama, Setsuko Hara, Haruko Sugimura, Nobuo Nakamura, So Yamamuta, Kuniko Miyake, Kyoko Kagawa, Eijiro Tono, Shiro Osaka…
Bianco e nero, v.o. st. t/f 135’
In là con gli anni, Shukichi (Ryu) e Tomi (Higashiyama) lasciano Onomichi dove vivono con l’ultimogenita Kyoko (Kagawa) per far visita ai figli che vivono a Tokyo. Ospitati controvoglia dal primogenito Koichi (Yamamura), medico condotto in un quartiere popolare, e poi dalla figlia parrucchiera Shige (Sugimura), i due anziani trovano attenzione solo da Noriko (Hara), la vedova del figlio morto in guerra, che li porta a visitare la città. Un breve soggiorno nella località termale di Atami si rivela controproducente e i due genitori decidono di tornare a casa, ma le condizioni di Tomi peggiorano costringendo Koichi, Shige e Noriko a recarsi a Onomichi, dove li raggiungerà anche il quinto figlio Keizo (Osaka).
Il film più conosciuto in Occidente di Ozu e uno dei suoi capolavori, riflessione malinconica e sommessa sull’inevitabile ma lacerante allontanarsi dei figli dai genitori, di fronte al quale solo il senso del fluire delle cose terrene e l’armonia segreta della natura sembrano capaci di attenuare il dolore dell’esistere. Fedele al genere shomingeki (i film sulla gente comune), Ozu sceglie di raccontare soltanto avvenimenti di grande banalità, quotidiani e anonimi (…), così da mettere ancor più in evidenza la «scoperta» della rottura ormai consumata tra le generazioni. (…) Notevole la rarefazione dello stile, con una macchina da presa quasi immobile e appoggiata al pavimento, con i personaggi che spesso si rivolgono allo spettatore guardando in macchina mentre i passaggi tra le scene sono scanditi da immagini fisse, legati alla storia da un sottile gioco di rimandi più «filosofici» che naturalistici». (…) (Il Mereghetti)
A partire da un semplice aneddoto, si sviluppa uno dei più grandi film mai girati in Giappone. Lo stile di Ozu è ora estremamente raffinato e allo stesso tempo economico; e riesce a creare un film indimenticabile per le sue semplici qualità di giustezza, di verità e per l’attenzione che reclama da parte del pubblico. (…) Ozu amava molto questo film e aveva ben poco da aggiungere, se non che, quando ricevette per la seconda volta il Premio Kinema Junpo: «È uno dei miei film più melodrammatici». (Donald Ritchie)